La rimardita

O lettore qui alberga la Parola. Se ti scandalizza scappa, se ti fa pensare saremo lieti

Conto, ergo sum

Tesi a soddisfar bosogni
Abbiamo distrutto i nostri sogni !
Il futuro ormai ineluttabile
è divenuto fatto contabile !
Siamo solo spread, credid crunch,cash flow
Comparse di un tecnologico show.
Il nuovo Cartesio ci dirrebbe che siamo
Solo per il denaro che contiamo

Pecunia olet

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7dicembre2010

Nel dugento la citta’ de Fiorenza
fue grand’ eccelsa e radiosa
per dei suoi poeti la potenza.
Fecero della parola orma poderosa,
a noi resta sol l’elogio de la demenza
di citta’ ormai morente e indecorosa.
Chi potria oggi esse in commedia divina?
Ignavi,falsi,ladri e gran culattoni
omaggian proni nuovi padroni
che l’han ridotta a lercia latrina.
Nell’era post-atomica-digitale
muore sommersa da fiocchi di neve
rotolando nel fango come un maiale
e calice amaro della vergogna beve.
Tutti si agitan e si dimenano
mostrando al mondo le vergogne
di ometti inetti che alto strillano
come lerci ratti delle nere fogne.
Qui si donó al mondo il rinascimento
elevando l’uomo al centro di tutto,
or potrian sol con gran tormento
emetter dalle viscere un loffio rutto.

Delenda urbe

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Via !

“Dimmi ove arrivammo dopo ore
di cammino per monti e valli,
tanto che ne’piedi ho tutti calli?”
Urlo’ Bastiano parandosi dal calore.
“Semo arrivi in terra consacrata,
mai nessuna natione fu si’ amata
da dei, artisti, guerrieri e santi.”
Disse Cecco proseguendo avanti.
“Siam giunti nella promessa terra
si amata e difesa dalla giudia gente
ove latte sgorga da ogni sorgente
che difendono a prezzo di una guerra?”
“No, qui la storia si fe’ alta e bella
omini grandi segnaron la via
nell’arte, lettere, scienze e filosofia
e ogni citta’ splendea come una stella”
Bastiano volse lo sguardo intorno
vide solo fuochi, fumo e macerie
puzza,lercio, monatti, umane miserie
risse, lupanari e violenti perdigiorno.
“Cecco, chi governa questa vergogna ?”
“Nessuno, povero Bastiano” disse quello
sputando in terra lercia come fogna
“Qui ogni bestia immonda ha ostello.
Ogni fellone è gran re intraprendente
di popolo becero e disincantato
che gloria sempre lo tempo andato
e sputa amaro fiele sul die presente.”
“Cecco imo via a gambe levate
da sto loco tanto triste e tetro
che paiano anime tutte dannate
a camminar avanti guatando dietro.”
“Verità sono le tue saggie parole!
tanto è misero il lor presente
e la speme del futur assente
che solo il ricordo di un passato
rende il mondo lor più sopportato ”

Fallum canis

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Eco balle

Governare il flusso del letame
e’ mestiere molto ambito
muovendo in alto un sol dito
gli stronzi,come uno sciame,
si avviano verso un destino
segnato dall’uscita dall’intestino.
Ci vuole davvero tanto sapere
per guidare cio’ che esce dal sedere ?

Fallum canis

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Spes vana spes

“Currite genti de borgo e de castro!
Avemo or nomato dopo travaglio
lo novo riverito borgomastro
che’ testa dell’altro demmo taglio!
Potria or lo novo condottiero
far homo de onesto portamento
cui il popolo tutto ‘ser fiero?
O saria avvezzo a rubamento?
Si fusse manifesta la sua fame
di denari, terreni e culi di dame
allor non e’ l’homo malandrino
ma lo potere che lo fa senti’ Trino.”

“Ma che urli trovator da cesso
sol perche’ non sei nel gran giro
sputi giudizi come in un processo
voglioso anche te di fare un tiro
di quell’aria sublime del potere
or che annusi solo aria di sedere”

Delenda urbe

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Miracolo

Sara’ inver per noi possibile
Esser usi alla quieta normalita’ ?
Non piu’ stimar come improbabile
Cio’ che fa parte della modernita’?
Cittadini di un paese giocondo
Dove tutto pare una commedia
Solo per mascherare una tragedia
Di viver come un nuovo terzo mondo ?

Delenda urbe

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Nobiltà

Ricchi solo di soldi e di potere
Pieni di cose di effimero valore
Finiti i sogni fuggono anche le chimere
Ci sara’ mai un futuro migliore?
Eccellenza, riverisco il direttore,
Baciamo le mani onorevole deputato
Salutiamo con rispetto monsignore
Omaggi al Senatore e al porporato.
sindaci, assessori, consiglieri e sindacati
Nuova nobilta’ di esseri osannati .
Tutti dediti all’italico  malcostume
Si sotterrare i problemi sotto il bitume.
E per noi ? E’ rimasta una speranza?
Forse,ma intanto mangiamo ‘sta paranza !

Phyaelus

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Regionali 2010

Primavera urla forte e potente
Natura fertile rigoglia di colori
Animali riempiono l’aria di rumori
Spinti dal richiamo impertinente
Di copular gioiosi senza posa
Al fin di crear genia numerosa.
Noi umani in questo ribollir di sessi
Spenti i richiami degli istinti bestiali
andiamo a votare molto depressi
Sopendo mesti i flussi ormonali.
Dell’ amore sparso or godiamo
Mirando i politici eletti alla Regione
Per far il meglio a noi popolazione
Che proni porgiam lor il deretano,
Qursti lesti come un grosso razzo
ci infilano il loro turgido cazzo
Fatto di privilegi e malaffare
Soldi e prebende da arrafare.

Delenda urbe

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Guarda

Nipoti miei ho visto la storia!
Quella vera seria importante
Che ammanta l’omini di gloria
E ti lascia spettatore ansante.

Ho visto il Magnifico signore
Dispensar sorrisi e amore
Tronfio fendere aere e genti
Tutte inchinate e sorridenti.

Parabola del tempo nostro
Senza idee e grandi sogni
Avvezzo a soddisfar bisogni
Ingoia speranze come un mostro.

Tutto e’, ma niente ormai vale,
ogni cosa e’ per come appare.
Bramosi ormai solo di sembrare
Non discerniamo l’homo dal maiale

Vulvius

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O tempora, o mores!

Siamo in questo secolo all’acchito
Condotti da omini arrapati
che si baloccan pagando un clito
oppure braman d’essere inculati.

Noi tapini guardiamo increduli,
Almeno fossero politici bravi!
Basta ragionar di potte e culi,
Dicci come governi non come chiavi!

Fallum canis

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Ei fu’

Dell’occulto ed esoterico cultore
della trama e dell’intrigo censore.
In verita’ fancazzista indefesso
la morale l’hai messa nel cesso
per due lire di vecchio conio
svendi di una vita il patrimonio
onesto, serio e impegnato
ora solo triste e rassegnato.

Tristiomene

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Public manager

Lo vedi passare quatto quatto
col passo lesto di un ratto.
L’occhio vispo ha di una piattola
ed e’ scivoloso come una caccola.
Moderno untore all’apparenza
ansiogenico come la nuova influenza.
Nella rapina non ha certo rivale
grufola fra soldi come un maiale.
Con la mano sempre fra le palle
preoccupati se te lo vedi alle spalle.

Delenda urbe

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Invasione

Povero paese come sei strano
Guidato da uno col pisello in mano
Sempre pronto a far festa
Al pisello gli somiglia anche la testa.
Ci stupisce la cosa normale
Di veder funzionare un ospedale,
Quello che non funziona mai
Non lo vediamo piu’, oramai.
Strade ormai sfasciate
ferrovie da tempo disastrate,
scuole di ogni ordine e grado
abbandonate nel peggior degrado.
Solo il riverbero di antiche civilta’
Splende oggi su questa nazione,
regno assoluto dell’incapacita’.
Depredata in ogni regione
da ceffi ignoranti e collusi
che pensano certo piu’ a tramare
che a provar a ben governare.
Han dei saprofiti preso gli usi.
E la decantata opposizione?
Semplice,partecipa alla spartizione!
Potremo uscir da sta miseria?
Si, se ci invade una nazione seria!

Delenda urbe

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Illusioni

Sparse le affannose verba
come lieve pula sull’erba,
giunto ormai a fine estate,
guitto m’abbandono alle risate.
Penso a chi sogna di cambiare
senza capir che prima deve comandare.

Sensus

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Buon partito

Ti vedo camminare: gamba secca,
culo piatto, schiena curva a zecca,
testa quadra e grande panza.
Urli come un folle nella tua stanza.
Tutto sai,ma questo dice il tuo cervello
connesso diretto con un budello
che riempi vorace come un orco
visto che ti puoi ingoiar un porco
mentre dal tuo culo esce un peto.
Te rispettoso del tuo onorato ceto,
classe operaia ormai benedetta
tanto da esser a vita protetta.
Pulcino bagnato del fu partito
ora guardi un telefono ammotolito
sperando che arrivi la chiamata
si che la tua carriera sia sistemata.
Lecchi anche le maniglie del potere
sperando di avere un calcio nel sedere.

Fallum canis

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Coerenza

Scrivo su di voi con rancore
politici affamati senza pudore.
Tutto ingoiate come bovi lo strame.
Io lontano dalle vostre trame
non capisco la vostra fame.
Forse perche’ per la mia bocca
niente mai cibo mi tocca !

Perro

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Piace ? Compro !

Or mi dici che t’han fregato,
Ma fino a 2 giorni fa eri gasato,
Avevi certo il meglio acquistato.
Perche’ dici che t’han inculato?
Non eri forse ben informato ?
Quanti soldi nostri hai sprecato?
Non ti fregava l’argomento trattato
Solo alla tua carriera interessato.
Ora pezzo di merda sei stremato
E vorresti esser da me consolato.
Possa te esser da dio giustiziato
Perche’ dagli omini sarai graziato!
Vai in culo politico di merda disgraziato
Quanti soldi ti sei intascato?

Delenda Urbe

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Riccio

Ti han scelto per un capriccio?
O solo per darti il formaggio,
povero gaio giocondo riccio,
in un giorno assolato di maggio.
Loro altre cose devon da fare
te non devi nemmeno pensare
basta che con la tua bella faccia
copri qualsiasi cosa si faccia!

Coito Ergo Sum

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La gazza

Al limitar del bosco e’ una fattoria
dove animali con gran felicita’
gestiscono le cose in gran democrazia
fieri e contenti della loro liberta’.

Tutti tronfi di essere animali,
che come viene spesso detto,
si credon fra loro tutti uguali
e di viver in mondo perfetto.

I polli razzolano lesti nell’aia
mangiano, bevono e fan vita gaia.
I conigli zompano nel prato
vicino al campo appena arato.

I piccioni tubano e alti volano
sull’aia dove tacchini e faraone
agitano bargigli e forte cantano
mentre i pavoni fan corone.

In mezzo a questa felicita’
tutto scruta accorta la gazza.
Occhio vigile e vispo lei in realta’
di tutto gliene frega una mazza.

Lascia vivere nell’ aia i beoti
aspettando con calma da novizio,
che vadano a votare come idioti,
poi lei governera’ in silenzio!

Arrivano infin le grad’elezioni
tutti discutono con trasporto
trascinati da foga ed emozioni!
Tutto bello niente e’ storto!

Il gallo discute col tacchino,
i gatti voteranno agnelli,
i conigli e i piccioni li vicino
tramano per far vincere i porcelli.

I candidati girano gonfi nell’aia
sono il topo Gio e il ghiro Lonzo
uno scemo e l’altro stronzo,
dalla gazza scelti senza ch’appaia.

La gazza si posa sul vecchio mulo
pensando “Che pena gente mia!
Vinco sempre e vi vo’ nel culo”
..e ancora la chiaman democrazia!

Delenda urbe

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Rosso di sera

Bandiere rosse garrivano al vento,
pugni chiusi estate e inverno
dell’ est aspiravano il portento
di Sogni di gloria e di governo.
Feste di paese piene di banchetti,
orgoglio di essere i migliori
i puri, i sani, i colti, i perfetti.
Partigiani per l’italia patiron dolori.
Classe dirigente nel fuoco forgiata
dava alla gente la speranza
di aver la vita migliorata,
di aver infine l’abbondanza.
Cortei, canti, musiche e libelli
davan voce ad una generazione
dove tutti si sentivano ribelli
e bramavan la gran rivoluzione.
Poi un di’ si svegliaron soli,
finito il sogno, ciao illusione!
Il popolo si sciolse in mille rivoli,
e i gran dirigenti in tanta confusione?
Lesti misero le terga al riparo
in poltrone di ogni lignaggio,
incapaci di capir il popolo amaro,
uno si fe’ re e un altro paggio!
Finite le feste, basta banchetti!
Ora il cibo e’ per pochi eletti.
Intenti solo al loro mangiare
temendo di dover governare.
Primarie,blog,facebook e mozioni
potranno mai dare le emozioni
di sentirsi forti un’alta volta
per chiamar le genti alla rivolta
contro i nuovi moderni tiranni
che ci governeranno per anni?
Niente più “sol dell’avvenire”
solo tanti soldi da spartire.
Razza compagna, razza padrona
ormai fai parte della coorte ladrona.
Nuova gens patrizia di intelligenza rara,
Peccato che abbia perso Guevara!
Lui certo non vi avrebbe perdonato
il tradimento al vostro popolo abbandonato.

Serpicus

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I vermigli

Poere rosse genti da pugni ritti
se noi poveri apolidi guitti
canzoniam giulivi le vostre usanze
di far le Parche in chiuse stanze.

Mendican alle carriere un aiuto
ligi in fila alla presenza del magnobaffo
che dispone regalie con fare arguto
dando ora una carezza ora uno schiaffo.

Perché ad aitar compagni col culo alla brezza
la vermiglia razza e’ da sempre avvezza.

Ma attento a te ometto aiutato
che il conto poi ti sara’ presentato,
e sara’ certamente bello pesante
che ti pentirai della tua vita questuante.

Forse

Delenda urbe

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Razza padrona

Orba eterna razza di bramini
avete per sempre condannato
il paese al più immondo peccato:
rendere usuale anche ai bambini
che per seder tronfi in un palazzo
e’ necessario non sapere fare un cazzo

Delenda urbe

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Etica politica

Il partito certo non e’ importante,
e quindi lesto ho scelto quello li
battezzato con gran pompa un di’
dove anche un nano pare gigante
e dove non sapendo dove ire
tutti concionan di come partire.
Moderni ed puliti son solo loro
si credon santi e cinti d’alloro.
Solo la storia a noi ci dirà
il vero costo della loro onesta’.
Del popolo non odon la voce
tesi a coprir la vergogna atroce
di ometti boni solo a parare
la seggiola che si son fatti dare.
Della politica hanno fatto mercato
e lavoro e’ verbo che non san capire
ma la vita si godon con fine palato
orbi e sordi del comune sentire.

Filed under: Politica, satira

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